Font tatuaggi: generatore di scritte in corsivo
Di Uladzimir TumanauAggiornato il
Un nome, una data, una citazione: scrivila qui e questo generatore di font per tatuaggi la mostra in ogni carattere di sei famiglie, dal corsivo inglese al gotico, dalle capitali romane alla macchina da scrivere. Aprine uno, regola dimensione e inchiostro e scaricalo come PNG trasparente.
7/40 caratteri. Controlla qui l'ortografia, lettera per lettera e con tutti gli accenti: il PNG disegna esattamente ciò che scrivi.
Font corsivi per tatuaggi
Lettere legate sul modello del corsivo inglese, delle grafie formali e del pennello. I filetti sottili in salita sono la parte che chiede dimensione.
Font gotici e old english per tatuaggi
Lettere gotiche a penna larga, come quelle che Gutenberg fuse in caratteri mobili. Dense e pesanti, rendono al meglio in una parola breve scritta in grande.
Font romani e con grazie per tatuaggi
Maiuscole e caratteri da libro discendenti dalle iscrizioni romane e dalla prima stampa, con occhielli aperti che restano leggibili.
Font macchina da scrivere per tatuaggi
Lettere a spaziatura fissa, tutte della stessa larghezza, con tratti di spessore abbastanza uniforme.
Font scritti a mano e in grassetto per tatuaggi
Caratteri da pennarello, da pennello e da scrittura a mano, che sembrano scritti più che stampati.
Font western e flash per tatuaggi
Lettere da caratteri in legno e da pittori di insegne, come quelle dei manifesti e dei vecchi fogli flash.
Il PNG contiene solo la tua scritta su fondo trasparente: una traccia da stampare e portare in studio, non uno stencil pronto. Tutti i caratteri hanno licenza SIL Open Font e coprono l'alfabeto latino con le vocali accentate dell'italiano; le lettere di altri alfabeti compaiono in un font di sistema.
Che font scegliere per le scritte dei tatuaggi?
Alle elementari si impara a scrivere in quattro caratteri, stampatello maiuscolo e minuscolo, corsivo maiuscolo e minuscolo, e le scritte dei tatuaggi seguono una divisione simile, solo più fine. Il generatore raccoglie i font in sei famiglie: corsivo, gotico, romano con grazie, macchina da scrivere, scritto a mano e flash. Ognuna porta con sé un'epoca, un tono e un punto debole. Conviene decidere in quest'ordine: prima il punto del corpo e l'altezza che la scritta potrà avere lì, poi la famiglia, e solo alla fine il singolo carattere.
Chi chiede una scritta in stampatello di solito pensa alle maiuscole, e le maiuscole più solide che esistano sono quelle romane. La capitale incisa nel marmo, la stessa che si legge alla base della Colonna Traiana, ha grazie piccole, occhielli larghi e un contrasto moderato fra tratti spessi e sottili, tutte qualità che la pelle rispetta. Cinzel, uno dei caratteri del generatore, è disegnato su iscrizioni del primo secolo e regge bene date, iniziali e frasi brevi. Playfair Display guarda invece al tardo Settecento, la stagione in cui a Parma Giambattista Bodoni spinse il contrasto all'estremo: elegante sulla carta, sulla pelle vuole qualche millimetro in più per salvare i tratti sottili.
La macchina da scrivere ha l'aria di una lettera battuta su una Olivetti o di una pagina di diario, mentre la scritta a mano sembra uscita dalla penna di qualcuno in un giorno preciso: entrambe si addicono a una frase detta con la propria voce. I font western e flash vengono dai caratteri in legno dei manifesti ottocenteschi e dal mestiere del pittore di insegne, con grazie che si aprono in punte e riccioli e maiuscole ombreggiate che i vecchi fogli flash presero in prestito dalle botteghe. Nati per essere letti dall'altro lato della strada, sulla pelle chiedono misura e respiro.
Scritta in corsivo, in gotico o in old english?
In italiano corsivo vuol dire due cose: la scrittura legata che si impara a scuola e il carattere inclinato da stampa. Il secondo è nato a Venezia, inciso da Francesco Griffo per i libri tascabili di Aldo Manuzio, e gli inglesi lo chiamano italic proprio per la sua origine. Il corsivo che domina i tatuaggi discende però da un'altra scuola, il corsivo inglese del Settecento, scritto con una punta sottile e flessibile, prima d'oca e poi d'acciaio: premendo, la punta si apre e lascia un pieno in discesa; risalendo, resta un filo.
Quel contrasto fra pieni e filetti è il fascino del corsivo elegante, e i filetti sono anche la prima cosa che la pelle cancella. Pinyon Script e Great Vibes ne fanno la loro firma e rendono bene su un nome scritto in grande lungo l'avambraccio, le costole o la clavicola; Sacramento, con un tratto quasi sempre dello stesso spessore, conserva più forma quando la scritta è piccola. Con il fine line il margine si stringe ancora: un ago singolo traccia una linea di un solo spessore, quindi un corsivo a forte contrasto diventa per forza monolineare, oppure i pieni vanno riempiti e la linea smette di essere sottile. Per una scritta in fine line parti da un font che sia già uniforme.
Il gotico è la famiglia delle scritture librarie a penna larga del Medioevo. La sua forma più stretta e verticale, la textura, è quella che Gutenberg imitò nei caratteri della Bibbia stampata a Magonza intorno al 1455, e «old english» è il nome commerciale che le fonderie le diedero: con la lingua anglosassone non ha nulla a che fare. In Italia la scrittura gotica prese forme più tonde, la rotonda dei libri di diritto bolognesi e dei grandi corali da chiesa, mentre il gotico dei tatuaggi resta quello spigoloso del Nord. I suoi tratti verticali, fitti e pesanti, si leggono a distanza e danno peso a una parola, per questo lo si vede attraversare petto, pancia e parte alta della schiena.
La stessa densità rende il gotico difficile in piccolo e nelle frasi lunghe. Le maiuscole gotiche, piene di ricci e doppie aste, sono pensate per aprire una parola, non per comporla tutta: un nome scritto solo in maiuscole diventa un fregio che nessuno decifra. In molti caratteri gotici, poi, la I e la J maiuscole hanno quasi lo stesso disegno, un dettaglio da verificare prima di tatuare Ilaria o Jacopo. Metti a confronto UnifrakturMaguntia, il più vicino alla fraktur classica, con Pirata One e Grenze Gotisch, dalle forme più semplici: sulla tua parola la differenza salta all'occhio.
Quanto grande dev'essere una scritta tatuata?
Le misure le decide la pelle, non lo schermo. L'ago deposita l'inchiostro nel derma, sotto un'epidermide che si rinnova nel giro di poche settimane, e lì i macrofagi, cellule del sistema immunitario, inglobano le particelle di pigmento. Uno studio sui topi pubblicato nel 2018 sul Journal of Experimental Medicine ha mostrato che, quando questi macrofagi muoiono, le cellule vicine raccolgono il pigmento liberato: ecco perché un tatuaggio sopravvive alle cellule che lo trattengono. Con gli anni le linee si allargano comunque e si ammorbidiscono, e il sole accelera il processo, perché i raggi ultravioletti scompongono molti pigmenti.
Su una scritta questo significa che gli spazi piccoli si chiudono prima dei tratti: per primo l'occhiello, lo spazio chiuso dentro la a, la e o la o, poi la distanza fra una lettera e l'altra. Come regola pratica, calcola circa 5 mm di altezza per le minuscole di un carattere semplice e vicino al centimetro per corsivo, gotico e qualunque font con filetti sottili, il che porta maiuscole e aste ascendenti verso i due centimetri. A quell'altezza una parola occupa più o meno un centimetro per lettera, quindi un nome di otto lettere chiede l'avambraccio più che il polso.
Anche la spaziatura invecchia. Un font digitale è spaziato per la carta e lo schermo, dove un tratto non ingrassa mai; nella pelle ingrassa, e una parola composta con la spaziatura di fabbrica sembra ogni anno più stretta. Per questo chi tatua molte scritte allarga lo spazio fra le lettere prima di preparare lo stencil, e la macchina da scrivere parte avvantaggiata, perché dà alla i lo stesso posto della m. Conta anche dove corre la riga: l'interno dell'avambraccio è piatto, quasi senza peli e abbastanza lungo per una frase; sulle costole la pelle si tende a ogni respiro; lungo la colonna vertebrale lo spazio è alto e stretto, adatto a un carattere condensato; sulla clavicola la riga segue l'osso e si piega quando muovi le spalle.
Il cursore della dimensione cambia solo l'anteprima sullo schermo, quindi stampa il PNG alla grandezza prevista e misura con un righello la lettera più piccola. Il file è disegnato con il font ad almeno 400 pixel, circa 3,4 cm a 300 punti per pollice, così si può ridurre senza perdere nitidezza; una frase lunga viene rimpicciolita per stare in un'immagine larga 4.096 pixel. Aspettati che il tatuatore la ridisegni: un font è costruito per qualunque parola, una scritta tatuata per una parola sola su un punto preciso del corpo, quindi ingrosserà i filetti, aprirà gli occhielli, allargherà la spaziatura e piegherà la linea di base sulla curva che la ospita.
Accenti e apostrofi: errori che restano sulla pelle
Un accento sbagliato non si cancella con un ritocco. In italiano le parole che finiscono con una vocale accentata sono moltissime, da libertà, felicità ed eternità a più, così e papà, che senza accento diventa il papa. Quasi sempre l'accento è grave (à, è, ì, ò, ù), ma perché, poiché, affinché, né, sé e i composti di tre come ventitré vogliono l'acuto, é: «perchè» con l'accento grave è un errore che si incontra di continuo, e su un avambraccio non passa inosservato. La è del verbo essere, invece, è sempre grave, come quella di caffè e tè.
Le maiuscole portano lo stesso accento delle minuscole. Una frase che comincia con il verbo essere si scrive È, non E seguita da un apostrofo: «E'» è un ripiego nato dalle tastiere che non avevano quel tasto, e le grammatiche lo considerano scorretto. Sul telefono basta tenere premuta la E per trovare la È, e tutti i font del generatore la disegnano, insieme ad à, è, é, ì, ò, ù e alle loro maiuscole. Scrivi qui la parola con i suoi accenti e rileggila lettera per lettera: il PNG riproduce esattamente ciò che hai digitato, errori compresi.
L'apostrofo segna una vocale che cade, e sbagliarlo è facile quanto sbagliare un accento. Si scrive un'anima e un'amica, ma un amore e un angelo senza apostrofo, perché al maschile «un» è un troncamento e non un'elisione; qual è non lo vuole mai, mentre un po' lo vuole sempre, e «pò» con l'accento è sbagliato. Nelle citazioni l'apostrofo fa parte del verso: «Amor, ch'a nullo amato amar perdona» viene dal quinto canto dell'Inferno, e senza quel segno ch'a diventa una parola che non esiste. Lo stesso vale per le forme antiche: in «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» canoscenza non è un refuso, e chi la corregge rovina Dante. Copia ogni citazione da un'edizione a stampa, mai da un'immagine condivisa.
Accenti e apostrofi sono i segni più piccoli della riga e i primi a impastarsi. Fatti disegnare l'accento un po' più spesso e più staccato dalla lettera di come appare sullo schermo, altrimenti con gli anni i due si fondono in una macchia e città si legge citta. Guarda anche la forma dell'apostrofo: le tastiere dei telefoni spesso trasformano quello dritto (') in quello tipografico (’), che in molti font ha l'aspetto di una piccola virgola sospesa. Decidi quale dei due vuoi, scrivilo nel generatore e osservalo ingrandito prima che arrivi allo stencil.
Domande frequenti
Qual è il font migliore per un tatuaggio con scritta?
Quello che resta leggibile alla misura che vuoi tu. I caratteri aperti e di spessore uniforme, come la macchina da scrivere, un romano pulito o un corsivo monolineare tipo Sacramento, tengono meglio in piccolo; il gotico e il corsivo elegante a forte contrasto chiedono più altezza, intorno al centimetro per le minuscole, perché hanno occhielli stretti o filetti sottilissimi.
Che font è l'old english?
Old english è il nome commerciale del gotico nella sua forma textura, stretta e verticale. La versione più vista è Old English Text MT di Monotype, distribuita insieme a Microsoft Office: non ha una licenza libera e per questo qui manca. UnifrakturMaguntia, UnifrakturCook, Pirata One e Grenze Gotisch sono gotici a licenza aperta dello stesso genere.
Posso usare questi font per tatuarmi senza pagare?
Sì. Sono tutti pubblicati con la SIL Open Font License 1.1, che ne consente l'uso per qualsiasi scopo, anche commerciale, e non pone condizioni sui testi e sulle immagini realizzati con quei caratteri. Lo studio può lavorare sul PNG senza acquistare alcuna licenza.
Come scrivo una data in un tatuaggio?
Inserisci la data completa nel generatore, con i separatori che userai, e confronta l'1, il 4 e il 7 da una famiglia all'altra: nella maggior parte dei font le cifre ricevono meno cura delle lettere. Punti e barre sono i segni più esili della riga, e in 12.04.2019 i punti tendono a sparire, quindi chiedi di distanziarli. I numeri romani, fatti solo di lettere maiuscole, evitano gran parte di questi problemi e stanno al meglio in un carattere romano come Cinzel.
Come vedo la scritta sulla mia pelle prima dell'appuntamento?
Stampa il PNG alla misura voluta, ritaglialo e fissalo con il nastro adesivo dove andrà il tatuaggio; guardalo allo specchio e dal fondo della stanza, da fermo e mentre ti muovi. Il simulatore di tatuaggi di InkCraft sovrappone a una foto della tua pelle i disegni del nostro catalogo, comprese scritte già pronte, ma nel browser non accetta file caricati da te e quindi non può mostrare questo PNG. La nostra app per iPhone ha invece uno strumento per le scritte, che mette la tua parola su una tua foto.
Provalo sulla tua pelle prima di decidere
InkCraft appoggia uno qualsiasi di questi disegni su una tua foto, adattato e curvato sulla zona che scegli, così puoi giudicarlo prima che sia per sempre.
Oppure provalo prima nel browser: gratis, senza scaricare nulla