Idee per tatuaggi

Stili tatuaggi: quali sono e come sceglierli

Di Aggiornato il

Sul corpo di Ötzi, l'uomo del Similaun, restano una sessantina di linee e croci a carbone, fra i più antichi tatuaggi conosciuti. Oggi gli stili di tatuaggi sono decine: qui sotto trovi quelli della raccolta, poi come sceglierne uno e che scrittura dare a una parola.

Tutti gli stili dei tatuaggi: da dove vengono i nomi

Quasi tutti i nomi degli stili arrivano dall'inglese, eppure l'Italia ha una storia del tatuaggio più lunga di quanto si pensi. A Loreto, per secoli, i pellegrini della Santa Casa ripartivano con un ricordo sulla pelle del braccio: la Madonna lauretana, un cuore, un crocifisso, oppure le iniziali di una persona amata. I marcatori appoggiavano sulla pelle un timbro di legno intagliato e inchiostrato, poi pungevano seguendo il disegno, lo stesso principio dello stencil che si usa oggi in studio. A fine Ottocento Cesare Lombroso schedava invece i tatuaggi dei detenuti come segni di criminalità, e quell'ombra ha accompagnato il tatuaggio italiano per buona parte del Novecento.

Gli stili che oggi si chiedono negli studi italiani sono arrivati quasi tutti da fuori, e ciascuno si porta dietro le sue regole. L'old school parla la lingua dei marinai americani, con contorno nero spesso, pochi colori pieni e soggetti che si riconoscono dall'altro lato della strada. Il giapponese distribuisce carpe, draghi, onde e peonie su un'intera zona del corpo, seguendo una grammatica fissata dalle stampe di Utagawa Kuniyoshi sugli eroi del Suikoden. Il chicano è nato nelle carceri californiane e nei quartieri messicani di Los Angeles, con un solo ago e il grigio al posto del colore. Chi sceglie uno stile con un passato così ne eredita anche i simboli, e conviene farlo con un tatuatore che quel passato lo conosce.

Un terzo gruppo è nato quasi ieri. Il blackwork prende i neri pieni e i contrasti netti dalla xilografia; il fine line deriva dall'ago singolo degli studi di Los Angeles ed è esploso negli anni Dieci; il trash polka è stato inventato alla fine degli anni Novanta a Würzburg, in Germania, unendo immagini realistiche, scritte e colpi di rosso. Sono gli stili moderni per eccellenza, e per alcuni di loro la prova del tempo è ancora in corso: chi porta un fine line fatto dieci anni fa lo sta scoprendo adesso, sul proprio polso.

Quale stile scegliere: linea, nero, colore e zona del corpo

Il nome conta meno di tre ingredienti che ogni stile dosa a modo suo. Il primo è la linea. Un contorno spesso tiene unito il disegno anche quando, con gli anni, l'inchiostro si allarga sotto la pelle, mentre una linea sottilissima resta elegante finché la pelle è giovane e poi si ammorbidisce. Il secondo è il nero: le campiture piene del blackwork e dei tribali sono le più stabili e possono coprire un vecchio tatuaggio, ma da una scelta del genere è difficile tornare indietro. Il terzo è il colore, perché rosso e nero durano a lungo, mentre giallo, bianco e tinte pastello sono i primi a sbiadire.

Poi viene la zona. Un avambraccio che passa ogni agosto in spiaggia, o il braccio di chi lavora all'aperto in cantiere o nei campi, chiede linee decise e nero abbondante, e lì un acquerello senza contorno perde forza molto prima di un old school. Contano anche i peli: su un polpaccio o un avambraccio folti le linee sottili spariscono appena i peli ricrescono, mentre un disegno a contorno pesante si legge lo stesso. Il fine line e le scritte minute preferiscono pelle liscia e riparata, come l'interno del braccio, le costole o la clavicola; sulle dita e sul palmo si impastano nel giro di pochi anni.

Infine pensa alla distanza da cui verrà guardato. Sull'avambraccio un tatuaggio lo vedono gli altri a un metro, al bancone del bar o dalla scrivania accanto; sulle costole lo vede da vicino solo chi scegli tu. Gli stili a contorno forte si leggono da lontano, dotwork e realistico chiedono di avvicinarsi. Se pensi di accostare più stili sullo stesso braccio, tieni fisso lo spessore della linea oppure la tavolozza, altrimenti un fine line accanto a un old school sembrerà sempre un bozzetto lasciato a metà. E ricorda che quasi ogni tatuatore è di casa in uno o due stili soltanto: un portfolio in cui torna sempre la stessa mano dice più di uno che prova a fare tutto.

Stili di scrittura per tatuaggi: corsivo, gotico, stampatello

In una scritta lo stile è il carattere, e la scelta del carattere vale metà del risultato. Il corsivo che si vede su tanti polsi ha antenati italiani: la cancelleresca, che Ludovico degli Arrighi, scrittore della cancelleria papale, insegnò nel suo manuale stampato a Roma nel 1522, e il carattere inclinato che Aldo Manuzio fece incidere a Venezia per il Virgilio del 1501, tanto che in inglese si chiama ancora italic. Sulla pelle regge bene quando le legature sono poche e gli occhielli di a, e, o restano aperti.

Il gotico, che i tatuatori chiamano anche old english, discende dalla scrittura dei codici medievali: aste spesse, spazi stretti, lettere che si assomigliano. Ha bisogno di altezza, per questo lo si vede soprattutto in scritte su schiena, petto e addome; ridotto su un dito diventa una riga scura. Il lettering chicano ne è un parente pieno di svolazzi, nato nelle stesse strade di Los Angeles del suo bianco e nero. Lo stampatello è il più onesto quando lo spazio scarseggia, soprattutto nella versione a tratto uniforme della macchina da scrivere. Diverso il caso del Bodoni, il carattere che Giambattista Bodoni disegnò a Parma nel Settecento: i filetti sottilissimi che lo rendono così elegante sulla carta sono i primi a perdersi nella pelle.

Per i numeri valgono le stesse regole, con qualche trappola in più. I numeri romani sono fatti solo di aste e invecchiano bene, ma si allungano in fretta: il 1888 diventa MDCCCLXXXVIII, tredici lettere, e una data come il 14 luglio 2015, scritta XIV.VII.MMXV, occupa più spazio di quanto sembri. Nelle cifre arabe un corsivo stretto confonde l'1 con il 7 e il 3 con l'8, mentre i caratteri da macchina da scrivere le tengono distinte anche in piccolo. Se la data viene dalla grafia di una persona cara, conserva il 7 tagliato e la forma del suo 1 così come li scriveva lei, perché è proprio quel dettaglio a renderla sua.

Domande frequenti

Quanti stili di tatuaggi esistono?

Un elenco ufficiale non c'è, e chi arriva a contarne cinquanta mescola tecniche, mode e tradizioni. Diversi nomi indicano quasi la stessa cosa, come fine line, minimal e linework, e altri cambiano da un paese all'altro. Se li riduci all'osso restano pochi modi di lavorare: la linea sottile, il contorno pesante con il colore, il nero pieno, il bianco e nero sfumato e le tradizioni con un repertorio tutto loro, come quella giapponese o quella polinesiana.

Old school e traditional sono la stessa cosa?

Sì, nella pratica: in Italia si dice old school per lo stile che negli Stati Uniti chiamano traditional, quello nato tra i marinai, con contorno spesso, rossi, verdi e gialli pieni e soggetti come rondini, ancore, pugnali e pin-up. Il neo traditional ne è l'erede più giovane, con una linea sempre marcata ma più varia, ombre morbide, una tavolozza più ampia e soggetti più elaborati, dai volti femminili agli animali.

Quali sono gli stili di tatuaggi più recenti?

Tra gli ultimi arrivati ci sono il micro realismo, cioè ritratti e animali realistici in pochi centimetri, il cybersigilism con le sue linee aguzze che ricordano il filo spinato, e il neo tribal, che spezza le grandi forme nere degli anni Novanta in segmenti più leggeri. Hanno pochi anni di vita, e nessuno sa ancora come appariranno fra venti. Se uno di questi ti attira, chiedi al tatuatore di vedere un suo lavoro di tre o quattro anni fa, fotografato oggi.

Ci sono stili di tatuaggio più adatti a un uomo?

Lo stile non ha un genere: un fine line o un old school si comportano allo stesso modo su qualunque pelle. Contano il corpo e la vita di chi lo porta. Su un avambraccio con peli folti le linee sottili si perdono e un contorno pesante resta leggibile; su spalle e schiena larghe c'è posto per una composizione giapponese o per una scritta in gotico alta quanto serve; chi lavora sotto il sole tutto l'anno trova nel nero pieno un alleato più solido dei grigi chiari. Per le scritte vale lo stesso ragionamento, misura per misura.

Come scelgo il carattere giusto per una scritta?

Prepara la stessa parola in due caratteri, per esempio un corsivo e un gotico, e posa le due versioni, una dopo l'altra, su una foto del punto scelto con il simulatore di tatuaggi di InkCraft. Poi mostra l'immagine a qualcuno che non sa cosa c'è scritto e chiedigli di leggerla ad alta voce: se esita su una lettera, quel carattere a quella misura è troppo fitto, e conviene ingrandirlo o sceglierne uno più semplice.

Provalo sulla tua pelle prima di decidere

InkCraft appoggia uno qualsiasi di questi disegni su una tua foto, adattato e curvato sulla zona che scegli, così puoi giudicarlo prima che sia per sempre.

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